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22.11.2006
blocco
blocco temporale....in attesa di nuove idee
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06.08.2004
Ormai è un ricordo nitido
Ormai è un ricordo nitido:il mondo dopo la guerra dell Everest.
Tutto è precipitato nel grande abisso che da essa è nato e a noi ,pochi sopravvissuti, non resta altro che aspettare l imminente fine o sperare nella discesa del Grande Albero,a lungo atteso ed invocato.
Ormai le fonti di sostentamento scarseggiano e i Canicervo ci danno la caccia. Riescono a sentire le nostre vibrazioni a miglia di distanza e non muoversi è ormai impossibile.
La comunicazione tra di noi avviene solo telepaticamente e le nostre case di ceralacca sui baobab iniziano a sgretolarsi in seguito alla scarsità di sogni.
La penuria di idrogeno solforato non permette lo scambio dei chip onirici e vedere in lontananza gli insettoidi che riescono a pescare con le loro canne senza amo ancora qualcosa nel deserto sterminato non mi consola.
Tutto iniziò con la minaccia da parte dei 16 possessori delle Montagne Proibite di non oltrepassare il limite di sopravvivenza ma la natura umana li sfidò e da li partì la guerra dei 600 eoni che si concluse con la sconfitta pressoché totale del genere umano, la morte per autocombustione dei 16, l inizio del collasso del pianeta Terra4 e il passaggio dei poteri ai Canicervo. Tutto ciò che si vede dalla mia postazione a 14 mila metri da terra è una vasta pianura nera che brucia,lava incandescente e animali con 3 zampe simili a tigri catarroidi che saltano e a poco a poco divorando gli ultimi di noi.
Neanche più le nostre armi riescono a batterli, quindi vedo la fine molto vicina.
Eppure,nonostante tutta questa tristezza, riesco a focalizzare quanto era bello il mondo prima di tutto ciò,esattamente durante il terzo anno dopo la dinastia dei Calvi: la gente rideva,parlava,si nutriva di quella deliziosa plastica erbivora. La rete iperveloce permetteva il teletrasporto e i sognisi, i sogni erano ancora tangibili. Il colore violaceo dell etere zolfato, gli animali, il mio crazoro.
Niente più mi resta di tutto quello,solo la speranza della discesa del Grande Albero.
Sento già la mia torre sprofondare,il mio cervello inaridirsi e i sentimenti abbandonarmi.
Cado. Precipito. Non ci sarà nessuno dopo di me o forse Lui saprà far qualcosa
Addio.
Non riesco più neanche a piangere.
No,no,nosi,si eccolo sopra di me. Scende lento come tutti avevano predetto.
Muoio felice.
Tu sai cosa fare
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23.07.2004
Anno domini MCVIII III
Correva l anno del signore 1183.Foresta Nera. Germania.
Cruente battaglie imperversavano e scuotevano lintera Europa.
Fiumi di sangue ogni giorno venivano sparsi.
Cadaveri, ossa, spade, urla, sofferenze atroci.
Il buio della storia. Il periodo più triste e cupo.
Streghe. Pire. Maghi. Un alchimista.
Mören von Barstein.
Uomo da tutti temuto. Nessuno osava guardarlo negli occhi;incuteva timore e da tutti veniva rispettato ed evitato. Nessuno pronunciava il suo nome,neanche per errore;nessuno sapeva quanti anni avesse o da dove venisse. La gente comune diceva avesse fatto un patto col diavolo. Dicerie. False insinuazioni. Credenze popolari.
Nell ottobre di quell anno si vide un cavaliere che si aggirava per quel paese.Cercava lui. Glielo si leggeva nello sguardo.
La gente si rinchiuse nelle proprie case.
Sulla montagna si ergeva imponente la casa del temutissimovon Barstein.Li si diresse. Mentre scese da cavallo la porta della casa gli si aprì. Un aria stantia,di muffa,di morte era sovrana in quel tugurio.
Voglio un armatura che mi renda invincibile;il più forte e glorioso che sia mai esistito.
Cosa avrò in cambio?
Non possiedo nulla,ora.
No, tu hai qualcosa che mi serve e che mi darai appena indosserai questa.
Qualsiasi cosa sia,è tua ora.Voglio essere il più potente.
Splendeva l armatura. Un metallo durissimo e luccicante.
Con questa otterrai fama eterna.Nel bene e nel male:
Dammela!.
L ora della grande guerra si avvicinava.L armatura era bellissima.L invidia di tutti,soldati e re.
I colpi che subiva venivano subito cancellati. Niente la scalfiva. Anzi,sembrava si nutrisse coi colpi delle spade.
Era temerario lui e nulla poteva ormai fermarlo.
Durò giorni quella guerra e per giorni lui era lì a combattere.
Non pativa fame,sete,caldo,freddo,dolore.
Restò l unico.Aveva vinto.L intera armatura che lo ricopriva da testa a piedi era ancora splendente.
Volle toglierla ma ciò sembrava impossibile.
In preda al panico corse,cavalcò per miglia per andar dall alchimista.
Il paese era sempre lì,ma sulla montagna non vi era più alcuna casa.
Chiese per le strade dove fosse finito Mören von Barstein ma tutti risposero che non era mai esistito né lui né una casa lassù.
Immortalità.Gloria eterna.Sete di fama.
Il 19 ottobre di ogni anno,la,in mezzo alla Foresta Nera si senton i colpi ripetuti di una spada che sembra cerchi di trafiggere un armatura. Ma questa resiste. Resiste. Resisterà
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30.06.2004
anni '70
Anni 70.Due sorelle ed i rispettivi fidanzati furono invitati ad un matrimonio di una loro amica. I preparativi erano stati fatti.
Due ore di viaggio e si sarebbe arrivati alla chiesa prescelta.
Alle 8:00 di quella solatia domenica i quattro giovani partono con la loro macchina.Tutto il paese sapeva della loro partenza,sperando che quell anno quelle due belle coppie si sarebbero sposate.
Si parte. Il viaggio procede bene;velocità media,risate e chiacchiere. I giovani sembrano fatti l uno per l altro. Si,quando si è giovani la vita sorride sempre. Ti amo e per sempre ti amerò! sussurrava Ekri alle orecchie di Sendat.
Hey,voi due,la smettete di amoreggiare?Perché non facciamo cambio di pilota?uffa!diceva Makra ridendo e lanciando sguardi affettuosi alla sua Sterna.La macchina era carica d amore.
Tristano ed Isotta.Per due.
Metà del viaggio era già stato percorso e si iniziava a fremere nell attesa del fatidico si.
Il nostro matrimonio sarà il più fastoso che si sia mai vistoesclamò Sterna,con una luce negli occhi che brillava al solo pensarci.
Calo d attenzione.Errore imperdonabile.Una frazione di secondo.Un cartoccio.Quattro corpi straziati,quattro cuori spezzati.Poco dopo la polizia arriva sul luogo della strage.Sono le 9:30.Si fanno i primi accertamenti.
Al loro paese vengono viste le due sorelle,Sterna e Sendat alle 9:20 e la madre chiede loro,nel suo dialetto incomprensibile:Ma non dovevate partire?.Le giovani risposero:Fra un po.
Alle 9:40 una telefonata della polizia comunica alla madre delle due ragazze che le sue figlie sono decedute in seguito ad un incidente stradale a 120 chilometri da casa loro.Inutile controbattere.L anziana donna sapeva che erano già partite.
Quando riaggancia il telefono trova due piume in cucina.
Dolore.RassegnazioneSperanza.
IL FATTO E ACCADUTO REALMENTE NEGLI ANNI 70.LA PERSONA CHE ME L HA RACCONTATO CONOSCEVA LE DUE RAGAZZE E,COME LA MADRE,LE VIDE VERSO LE 9:25 DI QUEL GIORNO. ENTRAMBE LE DONNE CREDONO SI SIA TRATTATO DI UN CASO DI ALLUCINAZIONE COLLETTIVA.
MA E POSSIBILE?.
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04.06.2004
Ricordo ancora
Ricordo ancora ciò che vidi in quel sogno.Dimensione onirica. Papaveri. Orchidee. Asfodeli.
No,erano proprio loro,papaveri. Erano le 17 di un giorno qualsiasi.
Il clima era afoso. Vacuità. Questa parola la collego sempre a Quake 3 arena:Apocalypse void. Anche lì c’ era il vuoto. Si,stavo proprio giocando col mio pc. Si,ero proprio stanco;gli incensi continuavano a bruciare e l’ effetto nebbia nel mio pertugio era allucinante.
Chiusi gli occhi. Un cerchio viola mi catturò e poi tutti i colori uno ad uno.
Volavo,cadevo. Ero su un grattacielo. Persi l’ equilibrio e caddi. Sudavo ed urlavo. Un urlo strozzato,afono. Come in un ascensore precipitavo e poi…un centimetro da terra mi risvegliai. Dove? Dov’ ero? Un mondo tutto particolare,strano.
Cappelli che si vestivano di uomini,cani che portavano a spasso i loro padroni,mele dalle quali nascevano alberi;mucche che mungevano donne che erano allattate da neonati! Strano.
Stupore,shock,sgomento,paura,sudore,ansia. Tremavo. Mi spostai verso il mare.Una distesa di giallo dove saraghi pescavano uomini e vermi mangiavano pesci. Cominciai a pensare che questo era il verso giusto del mondo. Continuai a ragionare. Forse il verso giusto era una via di mezzo.
La visione si stava opacizzando,sfocando. Le forme cambiavano:si allungavano,si restringevano,si smussavano. I mutamenti erano così veloci che non potrei descriverli;anche i miei occhi facevano fatica a seguirle ma provavo piacere a confondermi e a perder coscienza nel seguir quelle immagini.
Mi risvegliai. Nulla tornava. L’ orologio segnava le 93:62.
Rassegnazione. Tristezza. Aulin… tranquillità,abbattimento. Esco di casa. Lo stress si acutizza;una spina nel fianco sarebbe più sopportabile.
Menomale fuori è tutto normale. Una faccia amica:”Buongiorno signor ippogrifo ”.”oh,mio caro polipo,tutto bene?”.
Ah,la routine...
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04.06.2004
Sapevano tutto.
L’ avevo sempre vista. Era lì. Da tanto. La vedevo quando vi passavo in macchina,a piedi,in bici ma non l’ avevo mai notata. Anzi,a dir il vero non avevo mai notato il cartello che era appeso al cancello d’ ingresso:affittasi(dal 1989).
La vecchia villa sulla collina. Rispetto al resto della città sembrava come il Partendone sull’ Acropoli e tutto il resto sotto. Che bella visione;che bello spettacolo offriva.
Un boschetto la circondava e poi oltre…lei,lei che sembrava splendesse.Una moschea d’ oro in mezzo a case d’ argilla. Pini,profumo di resina,selci,palme nane e poi tanti fiori,tutti i colori sfavillavano.
Possibile che fosse da più di dieci anni in affitto e nessuno si degnasse a cogliere l’ occasione?
Chiesi informazioni riguardo alla casa;nessuno mi rispondeva…ma sembrava celassero qualcosa.
Il silenzio mi ha sempre incuriosito;poi considerando l’ argomento…crebbe sempre di più la curiosità,di giorno in giorno.Attraverso delle amicizie riuscii a controllare le mappe della città e scoprii una verità agghiacciante.La casa apparteneva ad un vecchio arricchitosi in maniera non del tutto nota.
Mi informai pure su di lui e dopo numerose carte trovai un documento dove si diceva che fosse diventato benestante dopo aver ucciso centinaia di neonati,essendo medico,attraverso l’ eutanasia,praticandola nel vecchio monastero delle suore di clausura. Fu trovato impiccato nella casa.
Mi mossi,mi diressi verso la casa la notte del 12 dicembre.
Una notte fredda,gelida e carica di tensione. Il mio corpo era intirizzito dal clima e la mia sensazione di terrore contribuiva a farmi rinunciare a quella crociata. Lampi. Tuoni. Pioggia. Grandine.
Mi trovai di fronte al cancello che dava adito al giardino. Tutti i profumi erano spariti,dissolti nell’ aria.
Quando fui di fronte alla porta d’ ingresso indugiai,ma poi…un calcio e fui dentro. Lo stato di degrado all’ interno era deprimente:;ragnatele sui muri,scarafaggi,lucertole morte,scorpioni per terra,vetri rotti e pezzi di soffitto crollati. L’ impianto elettrico non funzionava e mi dovetti arrangiare con una torcia.
Girovagai per le stanze del piano terra e vidi i resti di quella che doveva essere una casa signorile. Monili,oggetti da tutti gli angoli del mondo,mobili in legni preziosi ormai divorati dai tarli. Carte,confusione,sporcizia,cadaveri di uccelli ed escrementi di pipistrelli. Nelle cantine non trovai altro che bottiglie spaccate,sicuramente da qualche ragazzo in cerca di alcol e divertimento. Per terra scorsi un foglio scritto da una mano tremante in cui si leggeva nitidamente la parola: scusatemi.
Scusatemi…scusatemi ripetei tra me. Perché? Sapevo che non aveva né parenti né amici. Perché chiedeva scusa a qualcuno?
Mi mancava solo il piano superiore.
Con paura mi avviai. Esitavo. Mi fermai. Ingoiai. Sigaretta. Mi calmò. Visitai la camera da letto ma non trovai nulla.
Il bagno era crollato dall’ interno.
Scorsi sui muri delle piccole macchie rosse. Una,due,decine,centinaia,migliaia.Salivano verso il soffitto del soggiorno.Alzai gli occhi. Raggelai. Fui sconvolto. Vidi la corda con la quale il vecchio si era impiccato. Ma era troppo lunga per poterlo strozzare. Guardando bene scoprii che le macchie rosse sul muro erano impronte di mani di bambini,le stesse che vidi nella corda. Erano stati loro?
Scappai. Corsi. Inciampai. Un piccolo corpo mi aveva fatto cadere. Raccolsi la torcia. Illuminai dietro di me e vidi centinaia di corpicini che salivano verso l’ alto. Piansi,corsi,urlai,scappai,scappai.
Comprai la casa per pochi spiccioli il giorno dopo e la distrussi quel giorno.
Per strada tutti mi guardavano e nessuno si oppose. Sapevano tutto. Sapevano tutto. Sapevo tutto.
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21.05.2004
Un pomeriggio d' estate
Un pomeriggio d’ estate.La giovane e bella Tissana torna stanca dal lavoro.cosa può essere meglio di un pisolino?
Come in un’ iniziazione il rito si compie.Entra nella stanza.Abbassa la serranda,lasciando un paio di righe alzate per poter intravedere la luce.Si spoglia.
Si,faceva davvero un gran caldo ed il sonno era tanto.
Si corica..
Improvvisamente nella piccola stanza,come se venisse da lontano si sente una voce che sussurra il suo nome e piano piano aumenta di intensità.Non poteva essere.
La giovane tentava di urlare ma non usciva alcun suono,come se in un attimo le avessero strappato lingua,ugola e corde vocali.
Si intirizzisce ma non riesce a muoversi.
Paralizzata?Che aveva?
Ai piedi del letto si forma un fosso,come se qualcuno si fosse seduto,anche se lei non vedeva nessuno.
Cercava di dimenarsi la bella Tissana. Nulla. Niente.
Nell’ altra stanza una ragazza parlava al cellulare di un tale Tèsnetac e rideva.Lei la sentiva ridere.
Tissana sente come una mano gelida sulle sue gambe.Il fosso scompare e la voce diminuisce di volume e torna nel muro,lontano,da dove era venuta,dicendo:”Ero Zèghira”.
Di scatto la ragazza si alza.Piange. Si schiaffeggia per realizzare infine che era stato tutto vero.Un minuto di pura angoscia.”No,no,no”pensava,”stavo sognando”.
-“Hey,per caso hai parlato al cellulare di un certo Tèsnetac?”
-“Si,perché?”
-“No,no,non può essere vero.”urlò.
Le sue grida risuonarono per tutta la casa.In preda al panico la giovane chiamò il vecchio padrone di quella casa e gli chiese:”Cosa?Che cosa è successo qui?Nella…nella mia stanza…chi?Chi era?Chi c’è?”.
La voce dall’ altra parte dell’ apparecchio rispose:”Li si suicidò mia cugina Zèghira.Fu trovata dopo dodici giorni.Tutti la odiavamo. Perché?”.
Tissana riagganciò. Pianse.Il giorno dopo viveva già altrove.
n. d. a.
QUESTA E’ UNA STORIA VERA. PER MOTIVI DI PRIVACY NON POSSO UTILIZZARE NOMI VERI.
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21.05.2004
Perle ai porci
bellissimo il titolo...il tutto x dirvi ke ora pubblikerò un' altra storia.
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16.05.2004
strada provinciale 397
Strada provinciale 397.Montagne impervie,crudi,tetre ed una strada in mezzo.
Solo il canto monotono e ritmato di un barbagianni risuonava.
Nessuno passava per quella strada.Ormai era stata dimenticata da Dio,da tutti,dai cani randagi.
No,mi sbagliavo.Una macchina scura la stava percorrendo.Povero automobilista. Chissà perché passava di là.Nessun parente lo aspettava nel paese di Dùddele alla fine della 397.
Mà!
Fumava, e quel silenzio lo infastidiva,finchè..no,non poteva essere,dopo 30 chilometri un’ anima viva. No,non una macchina. Un autostoppista.Un ragazzo vestito di bianco coi capelli di fronte agli occhi, che ostacolavano di poterne scrutare il colore.
Il pollice sollevato.
Etico era indeciso sul da farsi.
“Mi fermo o lo lascio?Si, non ci si può mai fidare di questi pezzenti… però,così solo di notte…ma si, dai”pensò.
Si fermò e poi:”Dove vai?”chiese Etico. “Avanti” rispose il ragazzo. Aveva uno sguardo triste come di chi non ha più nessuno.
“Come ti chiami?-“Nessuno mi chiama più,ormai ma il mio nome è Evànghel.”rispose il giovane.
Il ragazzo emise un gemito e chiese di fermarsi proprio in quel punto,al principio di una curva.Etico indugiò,ma poi obbedì.
Una frana.Centinaia di massi invasero la curva pochi secondi dopo che l’ autista si fermò.
Esclamò:”Se non me l’ avessi chiesto,saremmo morti. Grazie”.
Ma le sue parole le sentì solo lui.Nessuno gli sedeva più accanto…
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16.05.2004
un paese sperduto
Un paese sperduto.Una notte come tante.La tristezza,la noia e la routine imperversavano su una combriccola di ragazzi.
“Che si fa?”chiese Davesk.”il solito”rispose Tekla. No,non si poteva bere e parlare del nulla come tutte le notti.Notti vuote,menti stanche,ormai aride della vita di un villaggio in cui tutti si conoscono,tutti si vogliono bene e…tutti si odiano.Bisognava darci un taglio.Un taglio drastico.
“Hey,perché non si va all’ ossario del vecchio cimitero?Un vecchio pazzo che conosco mi ha detto che è pieno di crani che la notte scricchiolano!” Davesk esclamò.”eh,si,la senilità gioca brutti scherzi!” ribattè Tekla,aggiungendovi una risata isterica che lasciò rabbrividire gli altri.
“Ossa che scricchiolano e corvi che parlano sarebbe il massimo!” sussurrò Jeruen.”Dai,si,proviamoci;almeno non si sta qui e finalmente violeremo il suolo sacro!” urlò Matteo,alzando una mano al cielo in tono chiaramente scherzoso,al quale seguì una risata collettiva.
La notte era giusta;nebbia,clima freddo da pelle d’ oca ed alcol in corpo.
Non distava molto dal paese.Il tempo di mettere in quarta e vi si giungeva.Un recinto di pietre poco alte,una trentina di croci in legno coi nomi ormai cancellati ed una stanza con una scritta all’ esterno:”Non cercateci.Non vi vogliamo;se entrate,presto ci raggiungerete!”.
Tekla lesse ad alta voce,non credendo alla scritta che doveva essere stata composta,a suo dire,da un becchino pazzo morto dopo essersi staccato le dita coi denti,la lingua con una pinza,accecato con un vetro e poi essersi trafitto il cuore con uno scalpello.La triste compagnia applaudì alle frasi del ragazzo.Sì entrò.La stanza era illuminata da lumicini accesi da chissà chi e le scalette portavano ad una cripta.Nessun indugio sulla decisione all’ unanimità di scendervi.
Quattro crani,uno a ciascuno,furono saccheggiati dal luogo proibito.Nella strada verso casa ognuno ammirava il suo,ricostruendo la vita del possessore immaginario.
Il vecchio pazzo fu avvistato da Davesk all’ ingresso del paese e i quattro gli mostrarono i teschi,ridendo.Anche lui rise;un riso di quelli da far raggelare il sangue.Tekla gli sputò in faccia.
“Bella mossa,Tekla!” esultò Davesk.Un bel trofeo per una notte brava.
La notte,si, la notte.
Forse ha ragione chi dice che la notte è consigliera.
Incubi.
Ognuno il suo.
“Riportateci a casa”.Centinaia di volte quella notte ,i quattro sentirono quella frase ripetersi.
Giorno triste,di pioggia.Gli amici si telefonano.La paura che aleggia nelle loro menti dice di riportare i crani all’ ossario.Nelle porte di casa loro un biglietto con una scritta:”Chi cerca,trova.Grazie dello sputo”.
“Chi l’ ha scritto?”chiese Davesk.Con voce strozzata la risposta dei tre amici,fu:”Io no”.
La decisione fu presa.Quella notte si tornava all’ ossario.La macchina sfrecciò dal paese diretta alla campagna.Il vecchio pazzo attraversò la strada ridendo.
Sendrai disse:”Dopo lo uccido!”.
Curva.”Sterza cazzo,sterza cazzo,piano!”disse uno dei due dietro.
Il giornale il giorno dopo recava scritto a caratteri cubitali:
“Quattro ragazzi colpiscono il guardrail:sgozzati dalle lamiere.Trovate le loro teste a 30 metri di distanza,all’ ingresso dell’ ossario”.
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08.05.2004
n.d.a.
cari amici,vi vorrei far leggere delle storie da me composte in un momento di pura follia!godetene...ma con cautela,miei deliziosi lettori
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